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ImmaginAfrica alla XVIII Edizione di ArtePadova (2007)

di Giorgio Segato

 

ImmaginAfrica è presente anche quest’anno ad ArtePadova 2007: una presenza gradita ed auspicata perché porta nell’ambiente fieristico di una delle maggiori mostre mercato d’arte contemporanea in Europa temi, problemi, immagini ed espressioni di creatività che riguardano un continente in grandi difficoltà, ma con dinamiche culturali vivacissime e non sempre disponibili a cedere il passo alla globalizzazione, all’omogeneizzazione culturale e comportamentale: fotografia, cinema, arti visive e scrittura testimoniano una crescita  di consapevolezza e di qualità di impegno davvero significativi.

Giorgio SegatoImmaginAfrica  segue con attenzione da anni questa crescita e si prova di coltivarla e di divulgarla con manifestazioni mirate e partecipando direttamente alle sue dinamiche. Le mostre proposte in ArtePadova 2007 ne sono visibile esempio: quella di un noto fotografo padovano, Carlo d’Este, autore di notevoli reportage, sul festival del cinema di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, e quella di un pittore camerunense da tempo residente a Padova che ha saputo mediare tra la cultura di origine, visiva, letteraria, popolare e folkloristica, ma anche coltivata all’interno del gruppo etnico, Joseph Kamga. Kamga è particolarmente interessante per la sua capacità di contaminazione ed elaborazione della cultura delle radici con la cultura europea, in originali assemblaggi o, meglio,  accumulazioni  di frammenti, o fraseggi, di varia citazione: popolare e naÏve, animista e metafisica, simbolista ed espressionista. Utilizza materiali diversi (a volte paste alte, corpose, da modellare sul supporto, altre volte levigate, fluide, come brodo organico in cui si sviluppano cellule, occhi; ma anche utilizza materiali metallici, anche preziosi, e legni e vetri)  in modo da ottenere sempre animati rilievi che sollecitano la sensibilità come ricordo visivo e tattile, atmosferico e come visionarietà che appartiene ai racconti tribali, alle storie vissute, sentite narrare o lette, che acquistano sempre più rilievo nelle sue rivisitazioni mnestiche, di memoria sensitiva. In questo senso diventa importante, sia nei quadri che nelle sculture, l’esercizio di una manualità  manipolativa e scritturale insieme, che sa formare e trasformare le materie, renderle allusive, polisenso, e insieme descrittive più che sintetiche, narrative, con molti punti di focalizzazione diversa, quelli della memoria e quelli dell’esperienza diretta. Si tratta, quindi, di un mondo altamente espressivo e molto significativo del nostro tempo di grandi spostamenti, di grandi contagi, di straordinarie contaminazioni formali e materiche che Joseph Kamga mostra di saper egregiamente interpretare.

Le immagini di  Carlo D’Este, in questa occasione a colori saturi e festosi, colgono vari aspetti della variegata manifestazione e dei suoi ‘dintorni’ a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso (nuovo nome dell’Alto Volta, che significa Paese degli uomini integri), dalle donne ai bambini, dai volti dipinti e fortemente espressivi, ai gesti, ai sorrisi sempre in presa naturale, immediata che coglie da una parte il senso del mistero (lo sguardo del volto dipinto e lo sguardo della ragazza che sul vestito pubblicizza il festival, Fespaco Festival Panafricano Cinematografico Ouagadougou) e dall’altra la ricchezza cromatica come energia vitale (bellissime le immagini con le stoffe variegate, i gruppi di bambini, i sorrisi, il canestro di peperoncini ). Sono immagini ‘rubate’, sentite nel colore e nella coralità di forme e cromie, ricercate senza pose, come fermento di vita e di eleganze naturali sempre direttamente collegate alla natura: ‘natura nella natura’, i colori vivaci delle vesti, gli straordinari ‘turbanti’ come enfasi di una forte  visibilità distinta rispetto all’ambiente, ai verdi di smeraldo della ‘brusse’, ai bruni dorati o rossastri  o grigi della terra battuta del suolo. Carlo D’Este ha inteso registrare e in qualche modo esaltare proprio la serena armonia della gente burkinabé,  La mostra fotografica, l’occhio esperto, di Carlo D’Este forniscono, così,  l’occasione di entrare in contatto diretto  sia con il sentimento profondo di una gente ‘povera’ (Il Burkina Faso è tra le nazioni più povere al mondo) ma certamente ricca di cultura materiale e di sapienza ambientale sia con il manifestarsi aperto, gaio, autentico e accogliente dell’espressione,  della  comunicazione di uno stile, di un gusto estetico, di una socialità positiva che certamente appartengono a questa gente come valori esistenziali.

 

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